Conad, le 'lenzuolate' fanno crescere il fatturato

20 luglio 2009

Nuovi distributori di benzina e parafarmacie. Le vendite confermano il successo delle iniziative consentite dalle liberalizzazioni e spingono i ricavi oltre la media - Da Repubblica Affari e Finanza di Giorgio Lonardi

«La nostra è una battaglia per l'apertura del mercato alla concorrenza. L'importante è arricchire l'offerta, consentire ai consumatori di scegliere all'interno di un ventaglio più ampio di prodotti e di servizi. E questo vale per tutti: sia per il nostro mondo, quello della Grande Distribuzione, sia, ad esempio, per i farmer market ». Parola di Camillo De Berardinis, amministratore delegato di Conad, la catena della grande distribuzione che ha giocato con più convinzione la carta delle liberalizzazioni. Lo conferma la scelta di aprire 6 nuove parafarmacie nel corso del 2009 in Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Lombardia. E lo certifica la decisione di inaugurare 6 nuovi impianti di distribuzione di carburante in Piemonte, Liguria, Sardegna, Campania e EmiliaRomagna. Certo, in questi ultimi mesi le liberalizzazioni varate da Pierluigi Bersani durante l'ultimo governo di centro sinistra sono di fronte ad un attacco concentrico. Emblematico il caso delle parafarmacie che nonostante il successo confermato dall'apertura di circa 2.600 punti vendita (243 all'interno della grande distribuzione) e dall'assunzione di 5.500 giovani farmacisti sono sotto assalto da parte di parlamentari e di lobby legate al centro destra. Lo prova l'emendamento al testo di legge sui lavori usuranti presentato dal senatore Filippo Saltamartini (An) che blocca l'apertura di nuove parafarmacie prevedendo che entro 10 anni vengano chiusi gli attuali punti vendita. Eppure, proprio grazie alle parafarmacie il prezzo medio dei farmaci è calato del 10%. Stessa musica per i distributori di benzina che, nel caso di Conad, offrono il carburante ad un prezzo compreso fra gli 8 e i 10 centesimi sotto la media degli impianti tradizionali. Questa volta, però, a lanciare l'attacco alla libera concorrenza sono state le Regioni «senza alcuna differenza - sottolinea ancora De Berardinis - fra centrodestra e centrosinistra». Il sistema per aggirare le norme nazionali è stato semplice e curiosamente simile da Nord a Sud. Chi vuole inaugurare un nuovo impianto deve forzatamente aprire anche un erogatore di gpl o di metano. Peccato che questa imposizione, sostenuta in nome della difesa dell'ambiente da una parte imponga spazi (e costi) nettamente superiori a quelli necessari per aprire una tradizionale pompa di benzina. E fin qui, in nome dell'ambiente ci si potrebbe pure stare. Il guaio è un altro. E cioè che nessuna richiesta di questo tipo, nemmeno relativa al futuro, viene fatta nei confronti dei distributori tradizionali accettando di fatto una distorsione del mercato. Insomma, liberalizzare è dura. Eppure i conti di Conad dimostrano che la scelta di puntare sul mercato sta pagando. Nel 2008, infatti, il gruppo ha registrato un giro d'affari di 8,757 miliardi di euro, il 6,74% in più dell'anno precedente e una quota di mercato pari al 9,4%. Ma non è tutto. Perché nel primo semestre del 2009 è stata messa a segno un'ulteriore crescita del 6,2%, sensibilmente superiore all'andamento della Grande Distribuzione nel Bel Paese attestata attorno al 3%. «I nostri clienti apprezzano il fatto che noi possiamo offrire un ampio ventaglio di prodotti», osserva Francesco Pugliese, direttore generale del Conad stesso. Poi aggiunge: «Una recente ricerca Doxa-Busacca da una parte ci dice che la grande distribuzione è la struttura di servizi che soddisfa meglio i bisogni degli italiani. Mentre dall'altra ci spiega che Conad, assieme ad un'altra catena, è al vertice fra le aziende dei servizi che rispondono meglio a quegli stessi desideri». E allora? In realtà, come sottolinea Pugliese, tutto si tiene assieme. A cominciare dalle liberalizzazioni. Spiega: «Per noi è fondamentale soddisfare i clienti. Soprattutto in un momento di crisi come questo in cui gli italiani hanno difficoltà a spendere. Ecco perché le parafarmacie sono importanti: perché offrono un servizio in più. A cominciare da prezzi mediamente più bassi del 20%. Ma senza dimenticare gli orari di apertura: una comodità in più per tanti italiani». La libertà di scelta, dunque, oltre ad essere un bel business è anche un servizio offerto alla popolazione, una possibilità in più per contrastare la crisi. Su questo Pugliese non si stanca di insistere. E non si limita a citare le pompe di benzina («abbiamo stimato di aprirne sei ma potrebbero essere di più»). Ma cita anche altre iniziative come la decisione di puntare con continuità sullo sviluppo della marca commerciale. Sottolinea: «Nel primo semestre di quest'anno i ricavi della nostra marca commerciale sono cresciuti del 15%. Questo vuol dire che nel giro di cinque anni abbiamo raddoppiato la quota di mercato che attualmente ha raggiunto il 21%». Il filo rosso che lega parafarmacie e impianti di benzina a prezzi competitivi con lo sviluppo della marca commerciale rimane dunque la libertà di scelta e il servizio al cliente. «È tutto molto semplice - conclude Pugliese - il fatto di aver consolidato un nostro marchio di alta qualità ad un prezzo mediamente inferiore del 30% a quello delle altre marche ha offerto un'opportunità in più alle famiglie il cui numero continua a crescere all'interno dei nostri negozi».